Un decennio di vissuto ecclesiale

UN DECENNIO DI VISSUTO ECCLESIALE di Mons. Antonino Fallico

Il Santo Padre Benedetto XVI nell’aprire il recente convegno della Diocesi di Roma, ha parlato di unità nella diversità nel considerare insieme i due concetti di “Popolo di Dio” e “Corpo di Cristo”. Questi due aspetti “Popolo di Dio” e “Corpo di Cristo” – ha affermato il Papa – «Si completano e formano insieme il concetto neotestamentario di Chiesa. E mentre “Popolo di Dio” esprime la continuità della storia della Chiesa, “Corpo di Cristo” esprime l’universalità inaugurata nella croce e nella risurrezione del Signore». Mi piace agganciarmi a questa singolare precisazione del Santo Padre, nel dare inizio alla sintesi del cammino pastorale che la nostra Diocesi ha svolto in questi anni sotto la guida di Sua Eccellenza Mons. Gristina. ANNO PASTORALE 2002-2004 LA PARROCCHIA CASA E SCUOLA DI COMUNIONE Il cammino della Chiesa di Dio che è in Catania, svolto nel qui e nell’oggi della sua storia, lo si deve pertanto strettamente legare all’iter pastorale del suo passato in vista del suo futuro, in un “continuum” multiforme, variegato e policromo; nel contempo però lo si deve inserire nella universalità del “Corpo di Cristo”, crocifisso e risorto, presente in mezzo a noi. Le tematiche e le iniziative varie che verranno descritte, sono da considerarsi, perciò, come tappe di un unico lungo cammino ecclesiale che tutti lega in Cristo Gesù – vescovi, presbiteri, religiosi e laici – di ieri, di oggi e in prospettiva anche di domani: membri a pieno titolo di una stessa famiglia ecclesiale. Nella narrazione dei messaggi e delle esperienze che sto per fare mi riferirò principalmente – e quindi non esclusivamente – a quanto mi è stato chiesto, e cioè alla storia di questi ultimi anni vissuti nell’arco del primo decennio del 2000, in tre dei quali ho svolto il mio servizio di Vicario Episcopale; ma per non venir meno a quel “continuum” di cui ho parlato, accennerò anche a tappe evolutive svoltesi in tempi diversi. Il mio servizio si colloca fondamentalmente nell’alveo delle tre note pastorali della C.E.I., altre volte definite come trilogia teologicopastorale da cui promanano gli ultimi orientamenti della Chiesa italiana, e per cui ci siamo messi in servizio sotto la guida dell’Arcivescovo. La mia relazione valica, però, questo stretto triennale spazio di tempo. Reputo non solo opportuno ma anche necessario, agganciare anzitutto gli orientamenti della C.E.I. ad una tematica che considero come una architrave o colonna portante, oltre che chiave di lettura e insieme chiave di volta del cammino della nostra Diocesi. Mi riferisco al primo argomento voluto dal nostro Arcivescovo precisamente all’inizio del suo servizio episcopale a Catania: “La parrocchia casa e scuola di comunione”. Mi collego, cioè, al tema dell’Assemblea Pastorale svolta nella cappella del Seminario al primo di ottobre del 2002 e sviluppato negli anni 2002-2004. Si tratta di due facce della stessa medaglia - comunione e parrocchia - che stanno a cuore del nostro Pastore, da cui scaturisce e su cui ha fatto leva e fa leva l’impianto e di conseguenza anche l’impegno del suo servizio episcopale, fino a farne una sorta di suo personale leit-motiv pastorale. a) La Comunione. Nota di diapason a cui accordare le melodie più importanti della nostra realtà ecclesiale. Tutto infatti proviene dalla comunione trinitaria, tutto si svolge nella comunione trinitaria, tutto va verso la comunione trinitaria. La comunione di “quei Tre” come si esprime simpaticamente S. Agostino; di quei Tre - l’Amante (il Padre), l’Amato (il Figlio) e l’Amore (lo Spirito Santo) - da riversare nelle nostre comunità ecclesiali. La comunione infatti prima di avvenire… viene, oriens ex alto. La Chiesa stessa è riflesso, immagine, icona di tale realtà trinitaria. L’avere messo la comunione a base di ogni esperienza, ha fatto sì che tutti gli incontri - dai Consigli Pastorali, ai Consigli Vicariali, alle riunioni delle comunità ecclesiali e delle aggregazioni laicali, ai raduni del clero nella residenza vescovile di Viagrande… - si siano incamminati e si stiano incamminando progressivamente verso la concretizzazione del modello di vita comunitaria. Anche se - ed è spiegabile - non sempre, né dappertutto, di fatto questo cammino viene percorso e fatto proprio da parte di tutti. Perché possa diventare modello per tutti, occorre ovviamente lungo tempo, tanta fatica e forte dose di perseveranza. La strada della comunione comunque è già tracciata e dal nostro Pastore costantemente seguita e personalmente guidata. b) La parrocchia. Si è notata in questi anni una particolare attenzione a questa che i Vescovi italiani amano chiamare l’“ultima localizzazione della Chiesa” (cfr. C.E.I., Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia, n. 1) e che Giovanni Paolo II in “Christifideles laici” definisce: “La Chiesa stessa che vive in mezzo alle case dei suoi figli e delle sue figlie” (n. 26). A partire dal Concilio la parrocchia è addirittura considerata come autentica “Chiesa locale”. Sappiamo infatti che per esserci Chiesa occorrono tre coessenziali elementi: Parola, Eucaristia e Vescovo. Nella parrocchia si avvicendano concretamente questi tre elementi: la catechesi, la celebrazione dei sacramenti e il ministero episcopale. Non perché nella parrocchia il parroco è Vescovo, ma perché il Vescovo è il primo parroco della parrocchia. L’Annuncio, la Liturgia, e la Carità in comunione con il Pastore, fanno, pertanto, di ogni comunità ecclesiale una Chiesa a pieno titolo. L’attenzione alla parrocchia in questi anni è stata particolarmente voluta e vissuta in prima persona dal nostro Arcivescovo, e concretamente stimolata, come vedremo tra breve, da parte del Vicariato diocesano per la pastorale, soprattutto in occasione della presentazione degli ultimi documenti dell’Episcopato italiano. C’è da precisare, ad onor del vero, che questi due elementi portanti - comunione e comunità parrocchiale - erano già stati indicati insieme nell’ultimo Piano pastorale di Sua Eccellenza Mons. Bommarito, col tema: “Ripartire da Cristo per rinnovare la parrocchia”, e accolti con piena convinzione sia dal clero che dal laicato della Diocesi. Ecco perché è bene parlare - come precisa Benedetto XVI - di “continuum”, di “continuità” nel cammino pastorale di una comunità ecclesiale. ANNO PASTORALE 2005-2006 “IN RELIGIOSO ASCOLTO…”: LA PARROCCHIA CASA E SCUOLA DELLA PAROLA La tematica della “Chiesa-comunione” è stata sviluppata e vissuta intensamente nell’anno 2004, anno definito dal Papa Giovanni Paolo II come “anno eucaristico”, e celebrato in Diocesi con l’apporto delle “Indicazioni pastorali” del nostro Arcivescovo dal titolo “l’Eucaristia, dallo stupore al cuore della vita cristiana”. A tale tematica sono da aggiungersi le conseguenti, interessanti “Indicazioni pastorali” proposte dal nostro Vescovo per l’anno 2005-2006 con il tema: “La parrocchia casa e scuola della Parola” (da notare la correlazione col tema precedente) con l’intento di associare la nostra comunità diocesana a tutta la Chiesa che nello stesso periodo ha celebrato il 40° della Dei Verbum. In verità, perché si possa vivere la comunione proveniente dalla comunità trinitaria, occorre attingere ininterrottamente energia e vita alla fonte inesauribile della Parola di Dio: Parola proclamata, celebrata, vissuta e testimoniata. “La nostra Chiesa - si legge al numero 3 della Lettera del nostro Arcivescovo indirizzata alla comunità diocesana con le parole bibliche “In religioso ascolto…” - vuole diventare sempre più casa e scuola della Parola, per vivere pienamente la propria identità”. Per l’occasione sono state suggerite e sostenute iniziative diverse, tra le quali è da sottolineare in modo del tutto particolare la pratica della Lectio divina, la quale, a dire il vero, proprio per questo imput ha avuto negli anni seguenti un crescendo particolarmente rilevante. ANNO 2006-2007 In questo anno ha avuto inizio la diffusione e l’approfondimento degli orientamenti della C.E.I., contenuti nelle ultime tre Note Pastorali comunemente chiamate, come dicevo, “Trilogia pastorale” per il primo decennio del 2000: Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia; Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia; «Rigenerati per una speranza viva»(1Pt 1,3): testimoni del grande sì di Dio all’uomo. Queste le tre ormai celebri Note ricche di riflessioni teologiche e di non pochi suggerimenti pratici: un vero tesoro teologico-pastorale da tenere in serbo e da consultare costantemente e far proprio lungo l’itinerario formativo e produttivo di ogni comunità ecclesiale. Nell’anno 2006-2007 l’impegno del Vicariato per la pastorale è stato incentrato sullo studio e la diffusione dei contenuti del Convegno Pastorale della Chiesa italiana celebrato a Verona dal 16 al 20 ottobre del 2006: siamo stati in dieci a partecipare come delegati della nostra Diocesi. Si è trattato di un Convegno sui generis che resterà certamente nella storia della Chiesa italiana come pietra miliare, tanto e tale da dare vita ad una svolta che possiamo definire epocale a detta di eminenti teologi e storici e a detta dello stesso Mons. Franco Giulio Brambilla relatore della nostra Assemblea diocesana dell’ottobre scorso, qui da noi a Catania. I messaggi scaturiti dal Convegno di Verona sono stati sintetizzati dal Vicario diocesano per la pastorale in dieci costanti che percorrono di fatto tutte le relazioni e i discorsi pronunciati nel corso del Convegno stesso. Sono stati presi in esame anche i cinque ambiti di intervento pastorale proposti a Verona e ormai divenuti nuovi imprescindibili versanti da aprire e perseguire in vista di un traguardo pastorale adeguato al nostro tempo. Ricordiamo questi cinque ambiti: vita affettiva, fragilità, lavoro e festa, tradizione, cittadinanza. Si è trattato di svolta imprescindibile che va sotto il nome di scelta antropologica, legata alla scelta stessa del Signore Gesù, in quanto Verbo fatto carne e venuto ad abitare in mezzo a noi (cfr. Gv 1,14), assumendo tutto dell’uomo. Una scelta che la Chiesa italiana ha fatto e va facendo propria anche se lentamente, con risultati piuttosto promettenti e colmi di speranza nell’intento di ripresentare, esperimentare e rivivere a livello popolare teologia e antropologia in intima, profonda, costante simbiosi operativa. In verità per noi cristiani non può sussistere una vera teologia senza antropologia. Verità questa avallata e rilanciata con fermezza e competenza proprio al Convegno ecclesiale di Verona. Ci vorrà tempo, ovviamente, perché molte iniziative rilanciate al Convegno veronese e fatte ufficialmente proprie ormai dalla C.E.I., diventino consolante realtà. Tali messaggi magisteriali sono stati presentati a tutti i consigli pastorali, parrocchiali della nostra Diocesi in un flow chart che è stato successivamente ricopiato in un CD e poi distribuito, assieme al relativo materiale cartaceo, a tutte le parrocchie riunite in ogni singolo Vicariato. I quindici Vicariati sono stati tutti visitati singolarmente dal Vicario Episcopale per la Pastorale e dai membri della segreteria del Vicariato diocesano per la pastorale suddivisi in equipes. In tal modo il Convegno di Verona – soprattutto poi sulle orme della relativa Nota Pastorale dell’Episcopato italiano – è stato posto al centro della riflessione pastorale della nostra Diocesi, in vista di future possibili realizzazioni nelle varie parrocchie, nelle aggregazioni e nei movimenti. Ovviamente la capillarità di tale diffusione è stata affidata ai Consigli pastorali parrocchiali e vicariali chiamati concretamente a farsi carico delle varie occasioni di presentazione e discussione dei documenti, anche grazie al materiale fornito. A questo proposito infatti, abbiamo collocato circa 1.500 Atti del Convegno unitamente ad altrettanti CD riportanti la sintesi delle varie relazioni del Convegno stesso, nella speranza che tutti ne possano fare tesoro. ANNO PASTORALE 2007-2008 PRESENTAZIONE DEGLI ORIENTAMENTI DI PASTORALE DIOCESANA Visitando le parrocchie nei vari paesi della Diocesi - ritenuti più omogenei dei Vicariati per realtà territoriale - sono stati presentati alcuni orientamenti di pastorale diocesana improntati sempre alla trilogia dei documenti dell’Episcopato italiano. Gli incontri sono stati realizzati grazie ad una presentazione, in power point, degli orientamenti pastorali che invitava altresì ad individuare una pista di intervento pastorale in cui le diverse parrocchie si sarebbero dovute impegnare, e che andava scelta a seconda delle differenti realtà territoriali e pastorali in cui ognuna di esse si trova concretamente ad operare. Le piste presentate in power point sono cinque: 1° la meta da raggiungere, ossia il rinnovamento della pastorale parrocchiale; 2° le strade da individuare in ogni parrocchia per raggiungere la meta; 3° i mezzi da procurare per percorrere le strade, e cioè: catechesi, formazione, laicato, ambiti socio-ecclesiali, aggregazioni laicali, etc.; 4° le risorse di cui nutrirsi: la preghiera, la celebrazione dei sacramenti, l’ascolto della Parola e l’aggiornamento teologico-culturale…; 5° i modelli da imitare, ossia i Santi patroni, attraverso una religiosità popolare sempre più evangelizzata. ANNO PASTORALE 2008-2009 Anno particolarmente denso di attività pastorali varie; ne raggruppiamo alcune, in quattro settori diversi: I Il rilancio dei Vicariati foranei II Iniziative particolari degli Uffici di pastorale diocesana III Distribuzione e discussione del Questionario relativo alle tre nuove proposte pastorali dell’Arcivescovo IV Annuncio della Visita Pastorale I Nuova carta d’identità dei quindici Vicari e dei Vicariati foranei Una delle realtà innovative più ricche di prospettive pastorali che per volere del nostro Arcivescovo ha già preso consistenza e sta dando frutti positivi nell’iter pastorale della nostra Diocesi, è certamente la nuova impostazione dei 15 Vicariati foranei. Si tratta certamente di una edizione riveduta e corretta della tradizionale realtà dei Vicariati foranei piuttosto cara al cuore del nostro Pastore, ma - c’è da affermare dati i risultati piuttosto evidenti - portatrice di segni e di presagi molto promettenti. Così ha scritto l’Arcivescovo nella lettera inviata il 14 Novembre dello scorso anno ai Vicari, ai Presbiteri, ai Diaconi permanenti: «In essi (nei Vicariati n.d.r.) tramite lo specifico servizio dei Vicari foranei, deve manifestarsi quella maggiore organicità e sintonia che tutti invochiamo ed auspichiamo. Ho scelto personalmente i Vicari foranei dopo aver chiesto a ciascuno di essi la condivisione dei seguenti impegni: collaborarmi, senza sostituirmi, nel rapporto con il Presbiterio e con i singoli presbiteri; partecipazione ad incontri mensili specifici (che si svolgono ogni secondo venerdì del mese) ed animazione degli incontri nel vicariato (il martedì successivo); fraterno impegno a rendere il vicariato una preziosa, visibile e sperimentata possibilità di comunione presbiterale e di crescita nella condivisione della pastorale integrata nel territorio » (n. 3). Siamo ancora, ovviamente, alle prime battute. Scongiurando il rischio di un possibile eccessivo incremento di lavoro, si tratta di consolidare sempre più da un canto l’esperienza personale dei Vicari, in buona parte ancora nuovi nell’esercizio del loro ministero, e dall’altro di consolidare l’importanza, il riconoscimento e l’utilizzazione del Consiglio Pastorale Vicariale (CPV) per una presenza che si profila quanto mai costruttiva della Chiesa nel territorio catanese. II Alcune iniziative degli Uffici pastorali diocesani Dopo la descrizione di questo lavoro compiuto quasi a mo’ di routine o meglio di pastorale ordinaria, reputo opportuno accennare, anche se brevemente, ad alcune iniziative promosse dal Vicariato diocesano per la pastorale e dagli uffici di pastorale diocesana; iniziative che hanno dato risultati piuttosto positivi. Ne cito appena alcune per motivo di spazio e di tempo: - il Messaggio alla Comunità della Pasqua 2007 - divulgato apprezzato e approfondito in tempi luoghi e modi diversi - sulla responsabilità delle tre agenzie educative chiamate in causa dall’Arcivescovo: famiglia, scuola, chiesa. - così pure il Messaggio alla comunità della Pasqua di quest’anno in risposta al Reporter della RAI sui mali di Catania, anche se per motivi di tempistica e di poca collaborazione della stampa locale, non ha avuto l’eco che si meritava; - il “Direttorio diocesano per il catecumenato degli adulti e dei ragazzi dai 7 ai 14 anni”, promulgato dall’Arcivescovo nel marzo 2005 “ad experimentum” per cinque anni e diffuso ad opera degli uffici catechistico e liturgico; - il Convegno diocesano a cura della pastorale sanitaria, in collaborazione con l’ufficio liturgico, svolto presso il Seminario Arcivescovile sul tema «La cura globale del malato» (relatore P. Pancrazi); il corso di formazione in Bioetica sanitaria organizzato al S. Paolo e gli incontri di formazione per catechisti, svolti ogni anno dall’Ufficio catechistico Diocesano; - la lectio divina settimanale e le settimane bibliche residenziali – una estiva e l’altra invernale – a cura del Centro “Verbum Domini”; - i Convegni diocesani e i corsi di formazione a cura dell’Ufficio liturgico; - la Veglia annuale, la colletta Pro Migoli e gli incontri settimanali, organizzati dall’Ufficio missionario; - le numerose iniziative (incontri vari, e corsi settimanali di formazione, Agorà, Ritiri di Quaresima e di Avvento, Pentecoste Giovani, Pentelab…) organizzati dall’ufficio di pastorale giovanile; - giornata sociale diocesana, Via Crucis del lavoratore, incontri con persone impegnate in politica, a cura dell’ufficio pastorale di problemi sociali e del lavoro; - convegno diocesano per le famiglie, incontri di formazione, festa dei fidanzati, corso diocesano in preparazione alla Celebrazione del Matrimonio organizzati dall’Ufficio di pastorale familiare; - le numerose iniziative portate avanti dall’Ufficio della pastorale della carità, attraverso Centri vari dislocati in città, in favore dei poveri e degli extracomunitari, attraverso una fitta rete di volontariato; - vorrei aggiungere al lavoro degli Uffici diocesani, anche il lavoro altrettanto prezioso che con ammirevole impegno conducono nella nostra Diocesi le numerose Aggregazioni laicali (Movimenti, gruppi, Associazioni) nella pastorale d’ambiente - impegno puntualmente curato e guidato dalla Consulta diocesana - e le veglie di preghiera curate dal Centro Diocesano Vocazioni (CDV). Tutte realtà pastorali, queste, che fanno onore alla nostra Diocesi e aprono il cuore alla speranza-certezza che il Signore opera davvero in mezzo a noi. III - Distribuzione e discussione del Questionario relativo ai tre orientamenti pastorali proposti dal nostro Arcivescovo con la lettera del 14 novembre 2008 indirizzata ai Vicari Foranei, ai Presbiteri e ai Diaconi permanenti. La Commissione del Vicariato per la pastorale suddivisa in varie equipes - guidate dal Vicario o dal Segretario o comunque da un Sacerdote - ha incontrato per la terza volta i Consigli pastorali parrocchiali riuniti nei quindici Vicariati. Questa volta è stata scelta una modalità di intervento abbastanza innovativa, attraverso dei laboratori su di un Questionario che ha invitato a riflettere intorno ai tre ambiti di intervento pastorale proposti dall’Arcivescovo: scuola di formazione, chiese domestiche o Domus Ecclesiae e pastorale integrata. Da tali lavori di laboratorio sono scaturite le relazioni dei segretari dei gruppi che successivamente la Commissione ha raccolto e sintetizzato, e delle quali è stata curata la pubblicazione sul settimanale diocesano Prospettive. In tal modo è stato possibile sentire il parere della “base” sulle concrete possibilità e modalità di realizzazione di quanto proposto dall’Arcivescovo. Si deve pure sottolineare - per la cronaca - che la Commissione ha fattivamente collaborato alla realizzazione del Convegno Pastorale di inizio anno, in occasione del formidabile intervento di Sua Eccellenza Mons. Franco Giulio Brambilla; intervento successivamente distribuito attraverso un CD a tutto il clero della Diocesi. C’è da dire che l’esperienza di dialogo e di confronto intorno al Questionario sulle tre iniziative pastorali proposte dall’Arcivescovo alle comunità ecclesiali della nostra Diocesi, si è palesata molto positiva e decisamente propositiva, oltre le nostre stesse attese. Alcuni degli esiti da tenere in conto sono stati pubblicati su “Prospettive” nel maggio scorso. Tra queste: 1. La “formula” degli incontri svolti nei quindici Vicariati e in sedici delle molte Aggregazioni laicali (Associazioni e Movimenti) presenti e operanti a livello diocesano è stata da tutti accettata con vivo interesse. In concreto: tali incontri si sono rivelati degli autentici Convegni in miniatura; 2. La partecipazione è stata interessata e attiva, da parte di tutti, essendo la maggior parte dei partecipanti persone appartenenti ai Consigli pastorali parrocchiali; partecipazione in verità quantitativamente limitata, ma qualitativamente soddisfacente, almeno per la quasi totalità dei 15 vicariati. Si è constatato, però, che in non poche parrocchie, i Consigli pastorali sono praticamente inesistenti (vengono improvvisati lì per lì, e soltanto nelle grandi occasioni); 3. Vari e interessanti i desiderata e le proposte teologico-pastorali soprattutto da parte di molti laici desiderosi di rinnovamento e ben disposti ad assumere concretamente seri impegni sociopastorali, sia in campo parrocchiale che in campo diocesano. Di alcuni laici presenti in più Vicariati si è notata invece poca preparazione dottrinale e poca motivazione pastorale; 4. Si è manifestato forte il consenso sulla proposta della Scuola di formazione per operatori pastorali, da portare avanti prima ancora di una Scuola teologica di base aperta a tutti; consenso espresso all’unanimità e in termini di necessità e di urgenza; 5. E’ stata accolta positivamente la proposta delle Chiese domestiche soprattutto considerate in vista di una maggiore presenza della Chiesa nel territorio; e ciò anche a motivo delle indicazioni date dalla C.E.I. col documento “Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia”, e diffuso a tappeto - come abbiamo già detto - in questi ultimi due anni nelle parrocchie, così anche nelle aggregazioni laicali, per volontà del nostro Arcivescovo. In alcuni vicariati è stato proposto di lanciare tale iniziativa, con modalità più valide e più concrete, rispetto ai “Centri di ascolto”, già sperimentati in Diocesi in occasione dell’Anno Santo del 2000. È necessario a tal fine - è stato chiesto da tutti - preparare meglio gli operatori pastorali che dovranno essere responsabili dell’animazione di tali nuove realtà ecclesiali; 6. Forte e unanime la richiesta di maggiore conoscenza e maggiore approfondimento della ecclesiologia del Concilio Ecumenico Vaticano II. È stato da tutti lamentato con vivo rammarico il disconoscimento pressoché totale di tale ecclesiologia nell’ambito delle nostre parrocchie, oltre che nell’ambito di alcune aggregazioni laicali; 7. È stata accolta positivamente in tutti e quindici i vicariati, e da parte delle Associazioni e dei Movimenti, la proposta della pastorale integrata, anche se contemporaneamente è stato affermato da più voci che nei nostri ambienti ecclesiali non si è ancora pronti a portare avanti tale iniziativa, a motivo di impreparazione da parte sia del laicato sia del clero. Molti però hanno sostenuto che proprio la Scuola di formazione come le Domus ecclesiae potrebbero preparare tutti a questa provvidenziale svolta pastorale nell’ambito di ogni singola parrocchia, come nell’ambito di più parrocchie limitrofe, come nei confronti di una collaborazione con tutte le altre realtà socio-culturali presenti e operanti nello stesso territorio: quali, ad esempio, le iniziative riguardanti il mondo dell’educazione, della emarginazione, della emigrazione, della cultura, del divertimento e dello sport…, patrocinate con serietà ora da credenti ora da non credenti; 8. E’ stata accolta con soddisfazione da parte di tutti la proposta di un Laboratorio Pastorale da aprire al Centro-Diocesi nella sede del Vicariato, per ricerche, consultazioni e aggiornamenti vari in materia di pastorale (libri, riviste, articoli, siti internet etc.). IV Annuncio della Visita Pastorale (Giovedì santo 2009) A coronamento di quanto lo Spirito ha suscitato in questi anni nella nostra santa Chiesa locale catanese, è arrivata provvidenziale la notizia della Visita Pastorale annunciata dall’Arcivescovo nel giorno dedicato dalla Chiesa alla manifestazione più grande dell’Amore di Dio che è l’Eucaristia. «La Visita Pastorale» – ha detto il nostro Arcivescovo nell’annunciarla nell’Omelia della Messa crismale – «mi permetterà di verificare come Cristo nostro Capo si diffonde in tutte le membra della nostra Chiesa particolare e si espande nel territorio il Suo buon profumo». In realtà, col Vescovo vedremo e sentiremo passare il Signore Gesù Buon Pastore a benedire e assistere il nostro cammino pastorale. Sarà un tempo di verifica e con la verifica anche di presa di coscienza di quanto il Signore, camminando con noi e attraverso di noi, opera concretamente nella sua-nostra Chiesa. Alcune considerazioni pastorali cammin facendo Sono convinto che i progetti, le iniziative e le molteplici esperienze fin qui descritte, hanno dato e stanno continuando a dare colpi d’ala e virate nuove al dinamismo in itinere delle nostre comunità. Di questo bisogna rendere grazie allo Spirito presente e operante in mezzo a noi. Si tratta, però, a mio parere, di curare e sviluppare meglio alcuni passaggi teologico-pastorali nell’ambito delle nostre comunità ecclesiali, perché la fede del popolo santo di Dio, residente nel territorio catanese, vada avanti sempre più speditamente e proficuamente. Quali passaggi? 1) Passaggio da una concezione di Chiesa alquanto tradizionalista, in alcuni casi anche di stampo pre-conciliare ad una Chiesa convintamente, decisamente conciliare: come conoscenza più ampia e come applicazione più concreta del Vaticano II nei vissuti personali e comunitari della nostra Diocesi. 2) Passaggio da una pastorale di sacramentalizzazione ad una pastorale di evangelizzazione. 3) Passaggio da una pastorale di conservazione ad una pastorale di missione. 4) Passaggio da una pastorale legata ancora quasi esclusivamente al tempio ad una pastorale aperta al territorio (passaggio tra l’altro pressantemente voluto e stimolato costantemente dal nostro Arcivescovo). La nostra religione sa troppo di chiesa, poco, molto poco di casa. 5) Passaggio da una catechesi dedita in maniera preponderante alla cura dei bambini, ad una catechesi da dedicare in maniera più diffusa e massiccia agli adulti: ossia a coloro che detengono i posti chiavi del Paese: dalla famiglia alla scuola, alle università, al mondo del lavoro, agli ospedali, alla cultura, della politica, dell’arte, dello sport, etc… 6) Passaggio da una situazione di settorialità pericolosamente in atto tuttora nell’esercizio dei tre ambiti su cui poggia la pastorale di sempre (Vangelo, Liturgia e Carità), ad una situazione di sintesi quanto mai necessaria e urgente da realizzare dentro l’uomo: nell’unità cioè della persona umana (cfr. C.E.I. Nota pastorale dopo Convegno di Verona, 22) 7) Passaggio da una predicazione spesso teorica o moralistica o intimistica, ad una predicazione che penetri nella storia e nella vita di ogni credente: in modo tale cioè – come suggeriscono gli stessi Vescovi italiani – da fare della vita quotidiana l’alfabeto e la grammatica di una evangelizzazione più vicina ai metodi e ai linguaggi stessi di Gesù (Ib. 12) 8) Passaggio da una gestione pastorale poggiata in maggior parte sulle spalle del clero ad una pastorale condivisa fattivamente e corresponsabilmente dal laicato. Sono, queste, alcune delle vedute auspicate e in verità già presenti in maniera multiforme e variegata nei documenti dell’Episcopato italiano, da verificare, attenzionare e possibilmente col tempo realizzare. E’ un auspicio per tutti noi. Auspicio che propongo anche a mò di conclusione, tenendo conto di quanto in maniera splendida e illuminante ha detto recentemente il Santo Padre Benedetto XVI il 26 maggio scorso aprendoil Convegno Pastorale della Chiesa che è in Roma. «Molta strada tuttavia resta ancora da percorrere. Troppi battezzati non si sentono parte della comunità ecclesiale e vivono ai margini di essa, rivolgendosi alle parrocchie solo in alcune circostanze per ricevere servizi religiosi. Pochi sono ancora i laici, in proporzione al numero degli abitanti di ciascuna parrocchia che, pur professandosi cattolici, sono pronti a rendersi disponibili per lavorare nei diversi campi apostolici. Certo, non mancano le difficoltà di ordine culturale e sociale, ma, fedeli al mandato del Signore, non possiamo rassegnarci alla conservazione dell’esistente. Fiduciosi nella grazia dello Spirito, che Cristo risorto ci ha garantito, dobbiamo riprendere con rinnovata lena il cammino. Quali vie possiamo percorrere? Occorre in primo luogo rinnovare lo sforzo per una formazione più attenta e puntuale alla visione di Chiesa della quale ho parlato, e questo da parte tanto dei sacerdoti quanto dei religiosi e dei laici. Capire sempre meglio che cosa è questa Chiesa, questo Popolo di Dio nel Corpo di Cristo. È necessario, al tempo stesso, migliorare l’impostazione pastorale, così che, nel rispetto delle vocazioni e dei ruoli dei consacrati e dei laici, si promuova gradualmente la corresponsabilità dell'insieme di tutti i membri del Popolo di Dio. Ciò esige un cambiamento di mentalità riguardante particolarmente i laici, passando dal considerarli «collaboratori» del clero a riconoscerli realmente «corresponsabili» dell’essere e dell'agire della Chiesa, favorendo il consolidarsi di un laicato maturo ed impegnato».