Lettere

DALLA LETTERA PER L’ANNO PASTORALE 2009-2010 3 ottobre 2009 […]

Carissimi Fratelli Presbiteri e Diaconi,

Carissime Persone Consacrate,

Fratelli e Sorelle,

Nel contesto liturgico particolarmente solenne della Messa Crismale, lo scorso Giovedì Santo, ho annunziato che avrei compiuto la Visita Pastorale nella nostra arcidiocesi. Ispirandomi alla Parola proclamata e al significato dell’intera celebrazione, sottolineavo che “con la Visita Pastorale avrò la grazia di onorare [la] dignità [sacerdotale, profetica e regale] nei figli e nelle figlie di Dio che incontrerò. Nel dialogo che avrò con loro ascolterò con gioia la narrazione delle meraviglie che il Signore permette di operare a chi valorizza questa dignità nella vita quotidiana”. Rivolgendomi, poi, direttamente ai presbiteri aggiungevo che essa “mi darà la gioia […] di vedervi all’opera come servi premurosi del nostro popolo. Avrò la confortante conferma della vostra fedele e costante dedizione al ministero che il Signore vi ha affidato, di nutrire con la sua Parola e di santificare con i sacramenti il santo popolo di Dio”. Primi passi L’annunzio dato in quel contesto liturgico è stato accolto con gioiosa e consolante condivisione in ogni ambiente dell’arcidiocesi. Primi passi L’annunzio dato in quel contesto liturgico è stato accolto con gioiosa e consolante condivisione in ogni ambiente dell’arcidiocesi. In occasione del Pellegrinaggio diocesano al Santuario di Mompileri, lo scorso 21 maggio, riprendevo il tema della Visita Pastorale insistendo sulla necessità di prepararla e viverla nella preghiera. In quell’occasione, evidenziavo pure due aspetti molto importanti: (1) la Visita Pastorale è un cammino che la nostra Chiesa intraprende e che comporta preliminarmente una approfondita riflessione sulla sua identità e sulle sue attuali condizioni. Inoltre, (2) tenendo conto del fatto che, diversamente dal passato, il Vescovo visita continuamente le parrocchie ed è presente nel territorio della Chiesa particolare affidatagli, è più appropriato parlare di visita-verifica pastorale. Invitavo i presbiteri e i fedeli presenti a considerare la verifica non come un mero fatto amministrativo, o peggio fiscale, ma, soprattutto, come una bella occasione per ringraziare il Signore per il bene conseguito, come pure per essere confermati nella bontà del cammino che percorriamo. La verifica ci spingerà anche ad intraprendere, o consolidare, la conversione necessaria per rispondere sempre meglio alla vocazione personale e comunitaria alla santità, condizione indispensabile per ogni ministero ed attività pastorale: “Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da sé stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete fare nulla” (Gv 15, 4-5). Tra i primi passi decisivi è da annoverare anche il corso di aggiornamento del Clero, svoltosi nei giorni 22-25 giugno u.s., e dedicato alla Visita pastorale considerata come Dono del Padre per la nostra Chiesa. Abbiamo fatto grata memoria delle due ultime Visite pastorali svoltesi nell’arcidiocesi: quella di S.E. Monsignor Domenico Picchinenna nel quinquennio 1980-85; e quella, più recente, di S.E. Mons. Luigi Bommarito negli anni 1995-98. Successivamente abbiamo riflettuto sulla carità pastorale e le relazioni nella Chiesa locale. Non è mancata l’attenzione alla cosidetta “Visita Reale” nei suoi aspetti amministrativi, archivistici e logistici. Esprimo ancora una volta viva gratitudine ai confratelli che hanno messo la loro competenza teologica e pastorale a servizio del presbiterio. Molto opportunamente i loro interventi sono stati già pubblicati sul settimanale “Prospettive”; inoltre, a tempo utile, saranno riprese a vantaggio dell’intera comunità diocesana. Anno sacerdotale Nelle due citate omelie della Messa Crismale e del Pellegrinaggio a Mompileri, ho detto che la Visita Pastorale avrebbe avuto inizio nel mese di ottobre 2009. Desidero adesso precisare come avverrà questo inizio. Nei secondi Vespri della Solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù, venerdì 19 giugno 2009, il Papa Benedetto XVI ha inaugurato un Anno sacerdotale in occasione del 150° anniversario della morte del Curato d’Ars, S. Giovanni Maria Vianney. Il tema per l’Anno sacerdotale è stato così formulato dal Papa “Fedeltà di Cristo, fedeltà del Sacerdote”, allo scopo di “favorire la tensione dei sacerdoti verso la perfezione spirituale dalla quale soprattutto dipende l’efficacia del loro ministero”. […] Riflettendo sull’importanza e le finalità dell’Anno sacerdotale, è maturato in me - e ne ringrazio vivamente il Signore - il proposito di far coincidere l’inizio della Visita pastorale con l’Anno sacerdotale: quindi, il primo anno della Visita pastorale sarà, anzitutto e soprattutto, la celebrazione dell’Anno sacerdotale. […] In preparazione alla Visita pastorale Ci dedicheremo, quindi, a vivere fino al prossimo giugno l’Anno sacerdotale con grande impegno e, speriamo, con abbondanti frutti per l’intera comunità diocesana. Ma l’anno pastorale che ci attende costituirà pure un opportuno tempo propedeutico alla Visita Pastorale. A tale scopo mirano le seguenti indicazioni. a) Occorre anzitutto tener presente che la visita–verifica pastorale farà continuo e molteplice riferimento alla Nota Pastorale della C.E.I. Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia (30 maggio 2004, domenica di Pentecoste). Non sto qui a descrivere l’ampio ed articolato contenuto del documento. Mi limito ad affermare che lo ritengo una provvidenziale proposta che i Vescovi italiani abbiamo responsabilmente maturato ed offerto con lungimiranza alle nostre Chiese in Italia. La Nota va letta alla luce di quella conversione pastorale di cui tutti avvertiamo l’urgenza e che generosamente vogliamo attuare senza lasciarci bloccare da innegabili difficoltà reali o da immaginari ostacoli “di comodo”. Di essa, inoltre, si può affermare, a buon diritto, che contiene “ciò che lo Spirito dice alle Chiese” oggi viventi ed operanti nel nostro Paese. Già nella Lettera indirizzata alla Comunità diocesana per l’inizio dell’Anno pastorale 2007-08, il 3 ottobre 2007, mi sono soffermato sulla Nota invitando a farla oggetto di approfondita riflessione. Insisto ancora su quanto allora scrivevo. Il rinnovato invito diviene più pressante perché la Nota ci guiderà nella Visita Pastorale, che consiste nel verificare se e quanto la nostra Chiesa, e in essa le parrocchie e tutte le aggregazioni ecclesiali che la compongono, hanno un volto missionario. Per questo nei prossimi mesi e negli anni della Visita saranno studiate, e speriamo applicate pienamente, le singole parti del documento. […] d) La Nota Il volto missionario delle parrocchia in un mondo che cambia sarà altresì valorizzata per la stesura del Questionario che servirà per la preparazione della Relazione che, in ogni parrocchia, mi verrà presentata durante la Visita Pastorale. I responsabili degli Uffici di Curia, coordinati dal Vicario per la Pastorale, predisporranno il Questionario. Esso sarà inserito nel Direttorio per la Visita Pastorale che consegnerò durante la prossima Messa Crismale. Conclusione L’Anno sacerdotale e l’avvio della Visita Pastorale si inseriscono nella ricca ed articolata attività pastorale che svolgiamo e che manifesta la vivacità della nostra Chiesa. Affido le iniziative che ho suggerito all’intera Comunità diocesana, ed in particolare ai confratelli Parroci che ringrazio fin d’ora per la loro preziosa collaborazione. Mi sento pienamente anch’io coinvolto nell’attuazione delle iniziative descritte, e ne sono ben lieto. Vorrei che questo impegno fosse cordialmente condiviso da quanti siamo chiamati a curare l’una o l’altra iniziativa. La lettera offre uno sguardo d’insieme sul corale impegno che ci attende nei prossimi mesi. Abbiamo così la possibilità di conoscere quanto ciascuno è chiamato a svolgere, seguendone l’attività con fraterna simpatia, cordiale interesse, e, soprattutto, con assidua preghiera. Al riguardo, assicuro la mia per tutti e per ciascuno e confido nella vostra di cui ho tanto bisogno. Questa comunione nella preghiera e nell’azione pastorale potenzierà la nostra convinta e gioiosa appartenenza all’amata arcidiocesi di Catania chiamata, oggi particolarmente, a testimoniare umilmente e con inequivocabile chiarezza il proprio volto missionario. Vivremo la comunione ecclesiale accompagnati anche dalla materna intercessione della Vergine Santissima, che, in questo mese di Ottobre, onoreremo specialmente con la preghiera del Rosario. A Colui che in tutto ha potere di fare molto più di quanto possiamo domandare e pensare, secondo la potenza che già opera in noi, a lui la gloria nella Chiesa e in Cristo Gesù per tutte le generazioni, nei secoli dei secoli. Amen (Ef 3,20-21) DALLA LETTERA PER L’ANNO PASTORALE 2007-2008 3 ottobre 2007 […] 5. Nella citata Lettera Apostolica (Novo Millennio Ineunte) Giovanni Paolo II scriveva: “È nelle Chiese locali che si possono stabilire quei tratti programmatici concreti - obiettivi e metodi di lavoro, formazione e valorizzazione degli operatori, ricerca dei mezzi necessari - che consentono all’annunzio di Cristo di raggiungere le persone, plasmare le comunità, incidere in profondità mediante la testimonianza dei valori evangelici nella società e nella cultura” (n. 29) Opportunamente il Papa aggiungeva che questo compito delle Chiese locali si attua “sintonizzando le scelte di ciascuna Comunità diocesana con quelle delle Chiese limitrofe e con quelle della Chiesa universale. Tale sintonia sarà certamente facilitata dal lavoro collegiale, ormai divenuto abituale, che viene svolto dai Vescovi nelle Conferenze episcopali e nei Sinodi” (n. 29). In queste espressioni sono chiaramente affermate sia l’inalienabile responsabilità della Chiesa locale nella programmazione pastorale sia la necessaria comunione e la saggia sintonia con le altre Chiese che essa deve vivere ed esprimere. L’individuazione e la formulazione dei “tratti programmatici concreti” costituisce una qualificata esperienza di comunione nella riflessione e nel discernimento ecclesiale. Ci guiderà nella riflessione la Nota Pastorale della C.E.I. Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia. Chiedo, pertanto, che essa nei prossimi mesi sia oggetto di riflessione da parte dell’intera comunità diocesana: presbiteri, parrocchie, persone consacrate, associazioni, gruppi e movimenti. Questa corale riflessione sarà accompagnata dal “discernimento comunitario” da cui scaturirà il piano pastorale dei prossimi anni. Dando queste indicazioni desidero operare in piena fedeltà al già citato monito di S. Paolo: “Vegliate su voi stessi e su tutto il gregge”. Sono sicuro che non mancherà, al riguardo, cordiale e fattiva adesione perché si realizzi l’impegno che affido alla comunità diocesana. 6. Mi sembra opportuno accennare brevemente alle ragioni di tale scelta. a) Come membro della C.E.I. ho partecipato intensamente ai momenti assembleari puntualmente descritti nell’Introduzione e di cui la Nota è frutto maturo. Perciò è doveroso da parte mia tenerne conto nell’azione pastorale diocesana. b) Condivido pienamente l’intuizione di privilegiare la tematica del “volto missionario”. Infatti, il volto esprime la ricchezza della nostra umanità con le gioie, le speranze, le tristezze e le angosce che portiamo nel cuore. Guardarci in volto costituisce una straordinaria forma di comunicazione. Inoltre, la ricerca e la contemplazione del volto di Dio sono tra le richieste più insistenti e commoventi dell’orante nei Salmi e nelle altre Scritture in genere (cfr. ad esempio Salmo 27). Siamo, pure interpellati dal dialogo tra Gesù e Filippo (Gv 14,8-11). Gesù afferma: “ chi ha visto me ha visto il Padre”. Il tema del volto missionario della Chiesa permette di andare avanti con esigente conseguenzialità: noi siamo chiamati a rendere presente il volto di Cristo; nella Chiesa deve rifulgere il volto dell’Inviato del Padre, affinché tutti possano contemplare e sperimentare l’amore misericordioso di Colui che l’hainviato a noi Salvatore e Redentore. Dobbiamo diventare sempre più capaci di esaudire la richiesta di chi si rivolge a noi: “vogliamo vedere Gesù” (Gv 12,21); di rispondere, con dolcezza, rispetto e coscienza retta, a chiunque ci domanda ragione della speranza che è in noi (cfr. Pt 3,15- 16). È esaltante la prospettiva di impegnarci nella testimonianza a Gesù Risorto speranza del mondo come pure del grande «Sì» di Dio all’uomo. Per rispondere a tale vocazione rileggiamo attentamente la seconda parte della Lettera Apostolica Novo Millennio Ineunte (Un volto da contemplare) e il capitolo primo: «Lo sguardo fisso su Gesù, l’Inviato del Padre» di Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia. Comprenderemo, così, quanto è stata felice e provvidenziale la focalizzazione del “volto missionario” e come tutto ciò può costituire l’anima della maggiore organicità nella nostra azione pastorale. c) Oggi disponiamo della ingente ricchezza di documenti che hanno guidato il rinnovamento ecclesiale voluto e motivato dal Concilio Ecumenico Vaticano II. Questa ricchezza è provvidenziale perché frutto dell’opera dello Spirito Santo che non si è limitato a guidare i Padri Conciliari ma continua ad assistere la Chiesa nella attuazione del Vaticano II. E’ necessario, però, che tale ricchissimo patrimonio dottrinale sia conosciuto personalmente e comunitariamente. Nella misura in cui lo assimileremo, lo potremo trasformare in criterio di azione pastorale. d) Lo studio della Nota della C.E.I. può assumere anche un altro rilevante significato. I nostri operatori pastorali forse non sono ben iniziati a valorizzare la ricchezza dottrinale di cui disponiamo. Spesso, infatti, ne hanno conoscenza non personale e diretta, ma fin troppo mediata. Credo che riuscirà arricchente ed esemplare leggere con loro la Nota della C.E.I., e, pur con le dovute proporzioni, potremo metterli in grado di sperimentare qualcosa di analogo a quanto avviene dalla lettura personale e comunitaria nella Sacra Scrittura. Tra i frutti del Concilio, infatti, è certamente da annoverare la ricchezza degli incalcolabili benefici che tante persone ricavano dalla Lectio Divina e da altri contatti con la Parola. Qualcosa di analogo potrà accadere con le autorevoli parole con cui la Chiesa oggi attualizza la Parola: tra queste parole possiamo certamente annoverare la Nota Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia. 7. L’attenta lettura della Nota che chiedo di fare durante appositi incontri del Consiglio Pastorale Parrocchiale o durante specifiche assemblee parrocchiali, può avvenire anche in occasione della preparazione al Natale, nel tempo di Quaresima come pure nel contesto delle feste patronali. Si tratta di momenti molto partecipati e quindi quanto mai opportuni per sensibilizzare i fedeli ad una così fondamentale tematica. Personalmente mi comporterò così nei tanti momenti liturgici e pastorali che vivrò, ed anche negli interventi omiletici e di altro genere che farò durante le prossime feste agatine. Una tale condivisa e capillare attività arricchirà dottrinalmente la nostra comunità e motiverà fortemente i nostri operatori pastorali, offrendo a tutti la possibilità di esercitarsi nel “discernimento comunitario”. Per comprenderne esattamente il significato, il metodo e l’importanza, è necessario riferirci alla Nota pastorale Con il dono della Carità dentro la storia. La Chiesa in Italia dopo il Convegno di Palermo (20-24 novembre 1995), pubblicata dall’Episcopato italiano in data 26 maggio 1996. Leggiamo al n. 21: “Come espressione dinamica della comunione ecclesiale e metodo di formazione spirituale, di lettura della storia e di progettazione pastorale, a Palermo è stato fortemente raccomandato il discernimento comunitario. Perché esso sia autentico, deve comprendere i seguenti elementi: docilità allo Spirito e umile ricerca della volontà di Dio; ascolto fedele della Parola; interpretazione dei segni dei tempi alla luce del Vangelo; valorizzazione dei carismi nel dialogo fraterno; creatività spirituale, missionaria, culturale e sociale; obbedienza ai Pastori, cui spetta disciplinare la ricerca e dare l’approvazione definitiva. Così inteso, il discernimento comunitario diventa una scuola di vita cristiana, una via per sviluppare l’amore reciproco, la corresponsabilità, l’inserimento nel mondo a cominciare dal proprio territorio.Edifica la Chiesa come comunità di fratelli e di sorelle, di pari dignità, ma con doni e compiti diversi, plasmandone una figura, che senza deviare in impropri democraticismi e sociologismi, risulta credibile nella odierna società democratica. Si tratta di una prassi da diffondere a livello di gruppi, comunità educative, famiglie religiose, parrocchie, zone pastorali, diocesi e anche a più largo raggio. I responsabili delle comunità cristiane ne approfondiscano il senso e le modalità per poterla promuovere come autorevoli guide spirituali e pastorali, saggi educatori e comunicatori”. (n.21) […]