Direttorio diocesano sui Vicariati e Vicari Foranei

1. Lo Statuto sui Vicari e sui Vicariati distrettuali fu promulgato
da S. E. Mons. Domenico Picchinenna il 19 marzo 1984 ed entrò
in vigore il 1º maggio successivo, in sostituzione del precedente
Statuto approvato, ad triennium et ad experimentum, in data 8
dicembre 1979. Sempre il 19 marzo 1984 Mons. Picchinenna promulgò
il Decreto di ristrutturazione dei Vicariati Distrettuali, con il
quale fu disposta l’attuale distribuzione delle parrocchie nei 15
Vicariati dell’Arcidiocesi. Anche questo decreto entrò in vigore il 1º
maggio del 1984. I due decreti furono pubblicati insieme nel
Bollettino Ecclesiale dell’Arcidiocesi (Anno 1987, gennaio-marzo
1984, pagg. 21-23; 24-33). Dalla Premessa veniamo a sapere che lo
Statuto è stato promulgato tenendo conto delle «osservazioni e proposte
del Presbiterio e particolarmente del Consiglio Presbiterale».

PARTE PRIMA: IL VICARIATO FORANEO
2. Compiti del vicariato foraneo.
Il Codice di diritto canonico descrive i vicariati foranei come
raggruppamenti di più parrocchie vicine per «favorire la cura pastorale
mediante un’azione comune»1. La Chiesa di Catania, all’interno
del più ampio cammino della Chiesa in Italia, affida all’azione
congiunta dei diversi membri dei vicariati foranei soprattutto i seguenti compiti.
1) La promozione e il sostegno della comunione. È compito del vicariato
favorire e sostenere la comunione tra le diverse parrocchie.
Ciascuna comunità parrocchiale, mantenendo la propria
identità, può e deve mettere in comune le proprie esperienze e
carismi, a servizio della missione della Chiesa e della rigenerazione
in Cristo della persona umana. La comunione costituisce
la vita della Chiesa «nella pluralità di carismi e nell’unità della
missione»2. Al vicariato spetta il compito di facilitare la logica
integrativa della comunione tra le parrocchie, delle parrocchie
con la Chiesa particolare, delle parrocchie con le altre comunità
ecclesiali presenti ed operanti nel territorio (comunità religiose,
movimenti, associazioni, ecc.)3.
2) Iniziative pastorali sovraparrocchiali (o interparrocchiali). Già il
Concilio Vaticano II costatava che oggi, per diversi motivi, le
iniziative apostoliche debbono «trascendere i limiti di una parrocchia
o di una diocesi»4. La nota C.E.I. II volto missionario
delle parrocchie in un mondo che cambia osserva l’incapacità di
tante parrocchie ad attuare da sole la loro proposta pastorale,
ed invita a «distinguere tra i gesti essenziali di cui ciascuna
comunità non può rimanere priva e la risposta a istanze - in
ambiti come carità, lavoro, sanità, scuola, cultura, giovani,
famiglie, formazione, ecc. - in ordine alle quali non si potrà
non lavorare insieme sul territorio più vasto, scoprire nuove
ministerialità, far convergere i progetti»5. I bisogni dell’evangelizzazione
e della formazione cristiana superano spesso i limiti
parrocchiali e quindi solo un’azione pastorale congiunta e integrata
può dare risultati positivi. L’esigenza missionaria di raggiungere
questi ambiti e di raccogliere queste istanze con forme
adeguate di presenza e di azione, richiede uno spirito di comunione
e una pastorale integrata tra sacerdoti, diaconi, religiosi
e laici e «forme anche istituzionali di cooperazione tra le diverse
parrocchie di un medesimo territorio»6. È quindi compito
del vicariato, d’intesa con i competenti uffici diocesani, promuovere
quelle iniziative pastorali che riguardano ambiti che
superano l’estensione e le capacità delle singole parrocchie.
3) La fraternità sacerdotale. Nell’ambito del vicariato si favorisca la
pratica di quella «intima fraternità sacramentale»7 che unisce i
presbiteri in virtù della comune ordinazione e della missione e
che «deve spontaneamente e volentieri manifestarsi nel mutuo
aiuto, spirituale e materiale, pastorale e personale, nelle riunioni
e nella comunione di vita, di lavoro e di carità»8. La Chiesa
di Catania ripete l’invito del Concilio Vaticano II: «È chiaro
che tutti lavorano per la stessa causa, cioè per l’edificazione del
Corpo di Cristo, la quale esige molteplici funzioni e nuovi
adattamenti, soprattutto in questi tempi. Pertanto è assai
necessario che tutti i presbiteri, sia diocesani che religiosi, si
aiutino a vicenda in modo da essere sempre cooperatori della
verità». L’esigenza di una simile fraternità è tanto più necessaria
di fronte al grande impegno pastorale che anche oggi è chiesto
alla Chiesa: «Nessun presbitero è in condizione di realizzare
a fondo la propria missione se agisce da solo e per proprio
conto, senza unire le proprie forze a quelle degli altri presbiteri,
sotto la guida di coloro che governano la Chiesa». Lo stesso
Concilio sollecita quindi la collaborazione tra i parroci e i
sacerdoti impegnati nell’ambito di un medesimo territorio
«affinché la cura pastorale abbia la dovuta unità e sia resa più
efficace». Si favoriscano tra i presbiteri anche forme di vita
comune, che giovano all’attività apostolica e offrono ai fedeli
esempi di carità e di unità».
3. Costituzione del vicariato foraneo.
Spetta al Vescovo riunire più parrocchie vicine nei vicariati, per
facilitarne la cura pastorale mediante un’azione comune. Nell’erigere
i vicariati foranei, il Vescovo terrà conto dell’omogeneità, dell’indole
e delle consuetudini della popolazione, delle caratteristiche comuni
del settore geografico, della prossimità geografica e storica delle
parrocchie, della facilità di incontri periodici per i chierici12. Per la
costituzione dei vicariati o la loro soppressione e modifica, il Vescovo
esegua le indagini opportune presso i vicari e i presbiteri dei vicariati
come pure presso fedeli laici e senta il Consiglio dei vicari, il
Consiglio presbiterale e il Consiglio pastorale diocesano.
4. Organizzazione del vicariato.
Sono organi del vicariato:
a) il Vicario foraneo;
b) il Consiglio pastorale vicariale;
c) le riunioni dei chierici del vicariato;
d) l’assemblea pastorale vicariale.

PARTE SECONDA: IL VICARIO FORANEO
5. Compiti del Vicario foraneo
Il sacerdote preposto al vicariato foraneo è denominato Vicario
foraneo. Il Vicario foraneo è collaboratore stretto del Vescovo nella
cura pastorale dei fedeli e nel rapporto con i presbiteri della forania,
dei quali è chiamato a essere un sollecito «fratello maggiore»13.
1) Promozione e coordinamento dell’attività pastorale. Il Vicario
foraneo ha il compito di promuovere e coordinare l’attività
pastorale comune nell’ambito del vicariato, favorendo l’integrazione
delle diverse esperienze pastorali in uno stile di comunione
e di missione. È sua cura l’attuazione dei programmi e
degli orientamenti elaborati dal Consiglio pastorale vicariale.
Promuove e coordina, d’intesa con il Consiglio pastorale vicariale
e i competenti uffici diocesani, le iniziative di evangelizzazione,
catechesi e carità che superano l’estensione e le capacità
delle singole parrocchie.
2) Cura per il decoro del culto e l’amministrazione delle parrocchie.
Il Vicario foraneo, in fraterno dialogo con i confratelli e in collaborazione
con i competenti uffici diocesani, abbia cura che
siano osservate le disposizioni liturgiche, soprattutto nella celebrazione
dei sacramenti e del culto eucaristico, nonché le indicazioni
pastorali per la celebrazioni delle feste religiose e la religiosità
popolare. Cerchi, con il concorso dei confratelli, il
modo migliore per assicurare la redazione e la custodia degli
archivi parrocchiali e la diligente amministrazione dei beni
ecclesiastici14.
3) Sollecitudine verso i chierici. Poiché ciascun presbitero «è unito
agli altri membri (del presbiterio) da particolari vincoli di carità
apostolica, di ministero e di fraternità»15, è compito del
Vicario foraneo, d’intesa con il Vescovo, promuovere e sostenere
la vita fraterna e la collaborazione fra i chierici della propria
zona. A tal fine promuove e presiede le riunioni mensili dei
presbiteri e dei diaconi, al fine di favorire la preghiera comune,
lo studio dei problemi e lo scambio di esperienze pastorali e si
adopera perché i chierici partecipino ai ritiri spirituali e agli
incontri di aggiornamento predisposti dalla diocesi16.
I Vicari foranei ricordino che i presbiteri, a causa della partecipazione
al medesimo sacerdozio, «sono specialmente responsabili nei confronti di coloro che soffrono qualche difficoltà; procurino
dunque di aiutarli a tempo, anche con un delicato
ammonimento, quando ce ne fosse bisogno. E per quanto
riguarda coloro che fossero caduti in qualche mancanza, li trattino
sempre con carità fraterna e comprensione, preghino per
loro incessantemente e si mostrino in ogni occasione veri fratelli
e amici»17.
Abbia la massima premura per i presbiteri che si trovano in
situazioni di disagio, anziani, ammalati o in qualunque modo
bisognosi di attenzione e sostegno, perché non manchino di
necessari aiuti spirituali e materiali. Durante l’assenza o la
malattia dei presbiteri, faccia in modo che non vadano perduti
o asportati i beni che appartengono alla chiesa18. Delle situazioni
di difficoltà dei presbiteri dia tempestiva comunicazione
al Vescovo.
4) Conoscenza del vicariato. Attraverso un costante rapporto con i
parroci e gli altri operatori pastorali, il Vicario foraneo abbia
cura di conoscere le attività e le difficoltà delle parrocchie e
delle altre realtà ecclesiali del proprio vicariato. Visita le parrocchie
secondo le modalità e i tempi determinati dal Vescovo19.
Accompagna il Vescovo, insieme agli altri convisitatori, durante
la Visita pastorale.
5) Supplenza. Il Vicario foraneo provvede, d’intesa con il Vicario generale,
nei casi urgenti, alla supplenza dei parroci, personalmente o
mediante altri confratelli e regola il turno di riposo estivo.
6) Facoltà. Il Vicario foraneo ha la facoltà di amministrare il sacramento
della Confermazione nelle parrocchie del vicariato.
7) Il Consiglio. Il Vicario foraneo è particolarmente tenuto all’obbligo
di esprimere sinceramente la propria opinione tutte le
volte che il Vescovo vorrà avvalersi del suo consiglio e, se la gravità
delle questioni lo richiede, di osservare diligentemente il
segreto20. In particolare fornisca al Vescovo tutti gli elementi di
conoscenza utili per la provvisione delle parrocchie vacanti21. I
Vicari foranei devono essere chiamati in qualità di membri e
sono tenuti all’obbligo di partecipare al sinodo diocesano22.
6. Nomina del Vicario foraneo.
Il Vicario foraneo è nominato liberamente dal Vescovo, dopo
aver consultato i sacerdoti che svolgono il ministero nel vicariato ed
eventualmente anche altri fedeli23. Il Vicario foraneo è scelto tra i
presbiteri che esercitano il ministero nella forania. Sia preferibilmente
in cura d’anime, meriti la fiducia del Vescovo, goda la stima del
clero e dei fedeli per la sua prudenza e dottrina, pietà e zelo apostolico,
abbia sufficienti doti di direzione e di lavoro in équipe.
7. Durata e rimozione del Vicario foraneo.
I Vicari foranei durano in carica per cinque anni e possono
essere riconfermati. Decadono dalla carica anche quando non svolgono
più il ministero nel territorio del vicariato. Il Vescovo può
rimuovere liberamente qualunque Vicario foraneo quando, a suo
prudente giudizio, vi sia una giusta causa.
8. Consiglio dei Vicari.
Il Vescovo riunirà periodicamente i Vicari foranei, unitamente
al Vicario generale e ai Vicari episcopali, per discutere dei problemi
della diocesi e per essere debitamente informato della situazione dei
vicariati e delle parrocchie26. Il Consiglio dei Vicari foranei è presieduto
dal Vescovo ed è convocato per iscritto con l’ordine del giorno.
È cura del segretario, scelto dal Vescovo, curare l’invio della convocazione,
redigere e custodire i verbali delle riunioni e gli altri documenti.

PARTE TERZA: IL CONSIGLIO PASTORALE VICARIALE
9. Competenze del Consiglio Pastorale Vicariale
In ogni vicariato dell’Arcidiocesi di Catania è costituito il
Consiglio pastorale vicariale (CPV), organo rappresentativo e consultivo
delle comunità parrocchiali e le altre realtà ecclesiali esistenti
nel territorio del vicariato foraneo, al fine di favorirne la comunione
e l’azione pastorale comune.
Ad esso spetta:
a) rilevare in permanenza l’esatta situazione pastorale locale, in
particolare attraverso la conoscenza delle condizioni sociali e
culturali e della pastorale delle singole comunità parrocchiali
ed ecclesiali;
b) studiare, ricercare e discernere comunitariamente i programmi
e i metodi pastorali più rispondenti ai bisogni del vicariato;
c) studiare ed esaminare tutto ciò che si riferisce all’attuazione nel
vicariato del piano pastorale diocesano e dei diversi programmi
pastorali;
d) fornire elementi utili per coordinare e promuovere l’azione
pastorale nel vicariato su basi di organicità, comunitarietà,
dinamismo ecclesiale.
10. Composizione del Consiglio Pastorale Vicariale
Il Consiglio pastorale vicariale è composto:
- dal Vicario foraneo,
- dal segretario eletto dal Consiglio;
- dai parroci delle parrocchie del vicariato;
- da un diacono che esercita il suo ministero nell’ambito del
vicariato;
- dai segretari dei Consigli parrocchiali pastorali;
- dai superiori (o loro delegati) delle comunità religiose maschili
che non hanno annessa una parrocchia;
- dalle superiori (o loro delegate) delle comunità religiose femminili;
- dai responsabili (o loro delegati) dei gruppi degli Istituti
Secolari, se consentito dal loro riserbo;
- da una coppia di sposi;
- da un rappresentante dei gruppi, movimenti, associazioni
ecclesiali che operano a livello vicariale e/o diocesano.
11. Durata del Consiglio Pastorale Vicariale
Il Consiglio pastorale vicariale nel suo insieme dura in carica
tre anni. I membri elettivi del Consiglio possono essere eletti per due
trienni consecutivi.
12. Organi del Consiglio Pastorale Vicariale
Sono organi del Consiglio pastorale vicariale:
- le commissioni, composte da membri del Consiglio e da esterni,
eletti dallo stesso Consiglio in base alle loro specifiche competenze;
- la segreteria, composta da tre membri eletti dal Consiglio: un
responsabile e due collaboratori. Ha il compito di preparare la
convocazione, stendere i verbali, assicurare il collegamento con
le varie strutture, conservare tutti gli atti e documenti nella
sede del Consiglio che si identifica con la parrocchia del
Vicario per tutto il tempo del mandato di quest’ultimo;
- il consiglio di presidenza: presidente, segreteria e moderatori
delle commissioni. Esso ha il compito di curare la traduzione
in atto delle decisioni del Consiglio, di preparare e convocare
le riunioni fissandone l’ordine del giorno, di coordinare il lavoro
delle commissioni, di decidere su questioni urgentissime, di
presiedere l'assemblea pastorale vicariale;
- la presidenza: il Vicario-presidente e il vice presidente (un laico
eletto dai membri del Consiglio pastorale vicariale). Essa assicura
il regolare funzionamento del Consiglio e lo rappresenta,
insieme al responsabile della segreteria, in sede diocesana.
13. Riunioni del Consiglio Pastorale Vicariale
Il Consiglio pastorale vicariale si riunisce almeno tre volte l’anno.
Per una più ampia e diretta rappresentazione della situazione
pastorale del proprio vicariato, il Consiglio pastorale vicariale almeno
due volte l’anno si riunisce in assemblea pastorale vicariale, composta
da una rappresentanza allargata delle varie realtà ecclesiali operanti
nel vicariato.
Le soluzioni e gli indirizzi pastorali consiliari saranno trasmessi
alle varie realtà ecclesiali del vicariato dai rispettivi consiglieri e
verranno tradotti in un opportuno iter comunitario di riflessione e
di impegno operativo. Copia del verbale di ogni riunione del
Consiglio pastorale vicariale viene trasmessa per competenza al vicario
episcopale per la pastorale dell’Arcidiocesi di Catania.
14. Modifiche
Le modifiche e le integrazioni alle presenti norme sul
Consiglio pastorale vicariale che eventualmente un vicariato foraneo
riterrà di proporre, dovranno essere motivate e espressamente approvate
dall’Arcivescovo.