Lettera del 7 settembre 2010 indirizzata all’Ufficio per la Religiosità popolare

All’Ufficio
per la Religiosità Popolare
Considerato che in data odierna ho costituito, con decreto
Reg. n. 121, fol. 308, l’Ufficio per la Religiosità Popolare (U.R.P.),
con la presente do mandato ai responsabili di detto Ufficio di procedere
all’elaborazione di un Direttorio che disciplini la celebrazione
e l’organizzazione delle feste religiose.
Nell’elaborazione di detto documento l’ufficio competente
dovrà tenere conto dei seguenti suggerimenti:
1 - La religiosità popolare, oltre ad essere espressione straordinaria
di fede, è anche espressione di scelte ecclesiologiche che di solito
coinvolgono la pastorale ordinaria della comunità ecclesiale.
Pertanto all’U.R.P., è demandato il compito di vigilare sia sulle
motivazioni teologiche, sia sulla programmazione delle attività
che di fatto finiscono con l’orientare l’intero cammino pastorale
delle parrocchie e dei vicariati della diocesi.
2 - Tra gli impegni più importanti dell’U.R.P. è da annoverare il
compito di evangelizzare sempre più le manifestazioni della
pietà religiosa del popolo, che, lungo il tempo, hanno corso il
rischio di arenarsi in incrostazioni storiche poco ortodosse. È
compito dell’U.R.P., pertanto, purificare tali espressioni religiose
popolari, ispirandole sempre più di Parola di Dio, di contenuto
teologico, di meditazione e di preghiere perché, possano
diventare progressivamente un tempo di conversione e di
ascesi cristiana oltre che provvidenziale occasione di carità e di
promozione umana, rispettando sempre la centralità
dell’Eucarestia.
3 - Oltre all’impegno di dare corpo e valore ai contenuti dottrinali
spirituali e pastorali, è anche compito di tale ufficio diocesano
vigilare sui vari organismi organizzativi complementari alla
commissione, preposti al buon andamento della pietà e della
religiosità del popolo, quali le delegazioni per la collaborazione
con le autorità civili e militari, i comitati per la richiesta di
autorizzazioni alle strutture comunali e provinciali etc., perché
agiscano sempre in più stretta collaborazione con i pastori
locali e i Consigli pastorali parrocchiali da cui vengono, di
volta in volta, incaricati.
4 - Un rappresentante di tali organismi organizzativi - di cui
all’art. 4 dello Statuto - sia ufficialmente chiamato a far parte
oltre che del Consiglio pastorale parrocchiale, anche del
Consiglio per gli affari economici della parrocchia.
5 - In linea con la tradizione biblico-cristiana di «mandare
porzioni a quelli che nulla hanno di preparato, perché questo
giorno è consacrato al Signore nostro» (Neemia 8,10), la festa
religiosa popolare è, e deve apparire, come luogo della carità,
sicché, tra le voci prime del programma della festa deve
risultare quello della carità prevedendo una giornata dedicata
alla solidarietà e alla condivisione fraterna. Non si dimentichi,
pertanto, come indicato al n. 49/c del Direttorio Liturgico
Pastorale Diocesano, che «emerga con chiarezza che il 10%
degli introiti sia destinato a fini caritativi, sociali ed ecclesiali,
secondo ben precise indicazioni elaborate dal Consiglio pastorale
parrocchiale». Ci si riferisce, ovviamente, agli introiti
provenienti soltanto dalle offerte dei fedeli.
6 - Il programma delle feste patronali, sia firmato in maniera distinta,
la parte religiosa dal parroco e quella folkloristica e culturale
dal presidente della commissione, e venga presentato in
Curia, non oltre un mese prima dalle manifestazioni ufficiali.
7 - L’ufficio diocesano ha, altresì, il compito di vigilare ed intervenire
anche sulle manifestazioni di pietà e di religiosità popolare organizzate dalle rettorie affidate ai presbiteri diocesani, e
dagli oratori affidati ai religiosi; un rappresentante di tali realtà
ecclesiali faccia parte dell’unica commissione parrocchiale
posta al retto andamento della pietà e religiosità popolare.
8 - Circa gli ex-voto:
a) È concesso ai fedeli di offrire alla Vergine o ai Santi oggetti
vari come espressione di devozione, di invocazione e di gratitudine:
gioielli, opere d’arte, quadri, simboli, monili, segni e
ornamenti preziosi personali.
b)È obbligo da parte dei pastori e delle commissioni accogliere,
inventariare e custodire e, laddove è possibile, rendere visibili
tali oggetti all’attenzione del popolo santo di Dio.
c) È severamente proibito alienare o commutare o vendere gli
ex-voto senza l’autorizzazione scritta della Santa Sede. Le parrocchie
come le rettorie e come gli oratori, debbono ritenersi
custodi e non proprietari degli ex-voto così come delle
reliquie dei Santi. È proibito, pertanto, che gli ex-voto siano
custoditi da fedeli laici.
9 - È severamente vietato a singoli fedeli o a gruppi di devoti promuovere
e gestire autonomamente (senza, cioè, la dovuta convalida
della commissione nominata dal parroco e dopo aver
sentito il parere dei sacerdoti del vicariato, e aver ricevuto l’autorizzazione
dell’U.R.P.) processione con statue dei Santi, crocifissi
o immagini sacre, in occasione delle feste religiose; così
come stilare programmi circa le particolari strade da percorrere,
gli orari da mantenere, i riti e le manifestazioni devozionali
di ogni genere e modalità da svolgere.
10 - Il fercolo dei Santi, durante le processioni, sia consegnato dal
parroco a persone fidate, spiritualmente preparate, pastoralmente
impegnate. Attorno alle immagini e alle statue dei Santi
si programmino esclusivamente preghiere, invocazioni, litanie,
letture bibliche, brani meditativi di autori vari, musiche e canti
sacri; vengano limitate, pertanto, espressioni, manifestazioni,
movimenti e gesti non idonei al decoro sacro e al culto religioso
(come fuochi d’artificio, canzoni di festival, corse e danze
attorno al fercolo o peggio assieme al fercolo, sia in chiesa che
durante le processioni lungo le strade).
11 - Si faccia di tutto, quindi, perché le feste religiose siano occasione
di evangelizzazione, espressione di Chiesa, momenti di
spiritualità, manifestazione di devozione vera, di itinerari di
ascesa cristiana, luoghi esemplari di autentica pastorale ecclesiale
tenendo conto delle indicazioni del Vescovo.
12 - Ogni processione venga effettuata possibilmente nel proprio
giorno liturgico. Se la festa esterna viene trasferita ad un giorno
domenicale o comunque festivo, si tenga presente che nei
giorni delle principali Solennità liturgiche non saranno autorizzate
processioni estranee alle Solennità medesime.
13 - Si fa presente che nessuna festa esterna può essere istituita senza
il consenso scritto dell’Ordinario diocesano.
Catania, 7 settembre 2010
+ SALVATORE GRISTINA