Statuto per l'ufficio di Religiosità Popolare

STATUTO DELL’UFFICIO PER LA RELIGIOSITÀ POPOLARE
Premessa Teologica
La religiosità popolare – accanto alla liturgia che il Concilio
Ecumenico Vaticano II definisce «il culmine verso cui tende l’azione
della Chiesa e insieme la fonte da cui promana la sua virtù» (SC, 10)
– è stata sempre sostenuta e promossa dalla Chiesa Cattolica, lungo
il corso della sua storia bimillenaria, come elemento portante della
fede e della devozione del popolo santo di Dio. Così, in merito, si
esprime il Magistero:
a) “La locuzione pietà popolare designa le diverse manifestazioni culturali
di carattere privato o comunitario che nell’ambito della fede
cristiana, si esprimono prevalentemente non con i moduli della
sacra liturgia, ma nelle forme peculiari derivanti dal genio di un
popolo o di una etnia e della sua cultura. La pietà popolare è ritenuta
un vero “tesoro del popolo di Dio” (Congregazione per il
culto divino, Direttorio su pietà popolare e liturgia, 4.9);
b) La religiosità popolare “Se è ben orientata soprattutto mediante
una pedagogia di evangelizzazione, è ricca di valori. Essa manifesta
una sete di Dio che solo i semplici e i poveri possono conoscere;
rende capaci di generosità e di sacrificio fino all’eroismo, quando
si tratta di manifestare la fede; comporta un senso acuto di quegli
attributi profondi di Dio: la paternità, la provvidenza, la presenza
amorosa e costante; genera atteggiamenti interiori raramente
osservati altrove al medesimo grado: pazienza, senso della croce
nella vita quotidiana, distacco, apertura agli altri, devozione. La
carità pastorale deve suggerire a tutti quelli che il Signore ha posto
come capi di comunità ecclesiali, le norme di comportamento nei
confronti di questa realtà, così ricca e insieme così vulnerabile…
ben orientata, questa religiosità popolare può essere sempre più, per
le nostre masse popolari, un vero incontro con Dio in Gesù Cristo”
(Paolo VI, Evangelii Nuntiandi, 48);
c) “La pietà popolare è l’humus senza cui la liturgia non può prosperare.
Essa è stata purtroppo disprezzata o addirittura calpestata da
parte del movimento liturgico e in occasione della riforma venuta
dopo il Concilio. Al contrario, bisogna amarla, se necessario, purificarla
e guidarla, ma accoglierla sempre con grande rispetto, come
la modalità con cui la fede è stata accolta nel cuore dei popoli, persino
quando essa appare estranea o estraniante. Essa è il sicuro
radicamento interiore della fede; dove essa si prosciuga, il razionalismo
e il settarismo hanno facile gioco” (Joseph Ratzinger,
Introduzione allo spirito della liturgia, S. Paolo 2001, pag. 198).
Data la ricchezza variegata e multiforme di religiosità popolare
e forti di quanto da sempre ci conferma e continua a confermarci
sul suo conto il Magistero della Chiesa, si rende necessario
nell’Arcidiocesi di Catania la costituzione di un Ufficio Pastorale
Diocesano che presieda e orienti ogni manifestazione ad essa legata.

DEFINIZIONE, FINALITÀ E COMPOSIZIONE DEL
NUOVO UFFICIO PASTORALE
Art. 1 Si costituisce nella Arcidiocesi di Catania l’Ufficio Pastorale
della Religiosità popolare (U.R.P.): organismo preposto a
studiare, regolamentare e promuovere le devozioni e le feste
religiose nell’ambito delle singole comunità parrocchiali, dei
vicariati foranei e dei paesi presenti nel territorio diocesano.
Art. 2 L’ufficio diocesano per la religiosità popolare è composto da
un Direttore nominato dal Vescovo, da un segretario nominato
dal Direttore, da 15 consiglieri: - uno per vicariato -
eletti dai Consigli pastorali vicariali.
Direttore, Segretario e Consiglieri durano in carica 5 anni.
Art. 3 Devono essere affidate alla attenzione e alla guida di tale
ufficio tutte le manifestazioni di natura religiosa, folkloristica
e culturale legate alle feste patronali celebrate dal popolo
di Dio nelle singole parrocchie della Diocesi.
Art. 4 Ogni singola parrocchia costituisca una commissione formata
da non più di 10 membri scelti dai componenti del
Consiglio pastorale parrocchiale e nominati dal parroco, in
funzione della retta impostazione e del buon andamento di
tutte le manifestazioni legate alla pietà e alla religiosità
popolare.
Art. 5 Ogni singola Commissione deve attenersi alle disposizioni e
agli indirizzi dell’Ufficio Diocesano - l’U.R.P. - per tutto ciò
che riguarda la programmazione e le celebrazioni delle varie
manifestazioni religiose legate alla pietà e alla religiosità
popolare.