La Festa di Sant'Agata

Per i giorni che stiamo vivendo e per le idee che circolano in merito alle “radici cristiane” della nostra cultura e della nostra civiltà.; per quel sottile imbarazzo che si evidenzia qua e là riguardo ai gesti e ai simboli sacri del cristianesimo da esporre pubblicamente; per quella scrupolosa attenzione, tutta italiana, a non creare interferenze nelle pubbliche manifestazioni tra sacro e laico; per questo contesto culturale così fragile e così suscettibile, l’irrompere dei festeggiamenti agatini si presenta come un avvenimento quanto mai originale e sorprendente.

 

In città si aprono i giorni sacri e intoccabili, nei quali tutto viene pazientemente e deliberatamente subordinato all’impegno principe che sta in cima ai pensieri e agli affetti di tanti: onorare s. Agata. Una fervida mobilitazione coinvolge tutti, e i due più importanti Palazzi di Città, quello comunale e quello vescovile, sono punti di riferimento privilegiati e preziosi in ordine al buon andamento dei festeggiamenti nel loro scorrere ordinato, sicuro, religiosamente significativo e socialmente incisivo.

Questo muoversi unanime e condiviso per onorare pubblicamente, solennemente, la Santa Patrona in modo non solo visibile ma anche vistoso, indossando da parte di numerosi giovani un inconfondibile abito votivo, segno di devozione ed anche di appartenenza; il portarsi, da parte di intere famiglie, nei luoghi sacri del martirio di s. Agata e vivere questi momenti con spirito di pellegrini oranti e di concittadini festanti che gioiscono per la loro Patrona e 1’onore che Le viene tributato, tutto ciò è cosa pregevole e degna di essere celebrata e tramandata alle nuove generazioni.
Il pubblico onore che si rende ai propri santi da parte dei cittadini non solo non reca ombra né limitazioni alla laicità di una Città ma anzi ne sostiene i sentimenti di appartenenza, ne rafforza la solidarietà, ne conferma la volontà di coesione per il bene comune.
Le nostre città hanno bisogno, oggi ancor più di ieri, di un afflato religioso, di un soffio nuovo di spiritualità e di pensieri alti e nobili, di un colpo d’ala di trascendenza.
È indispensabile, altrimenti si incupiscono, invecchiano, si sclerotizzano, si arrendono alle forze debilitanti e distruttive. Anche le città, infatti, a loro modo, vivono, respirano, gioiscono, soffrono, avanzano, conquistano nuovi traguardi.
Anch’esse hanno speranze e orizzonti.
Vogliamo dire, per metafora, che anche le città hanno un’anima e che quest’anima ha bisogno di essere riconosciuta, valorizzata e fortificata. Il proprio passato, le proprie nobili tradizioni, la cultura, le usanze e i modelli di vita, le vicende affrontate e superate, gli uomini illustri che hanno lasciato traccia di sé negli studi, nelle scienze, nella fede e nelle arti, tutto concorre a delineare la genuina identità di una città, il suo volto interiore ed esteriore, la sua vitalità, la sua energia.
E nella formazione di tale identità, un posto singolare e prezioso spetta certamente ai Santi che in quella città hanno vissuto ed operato, figli di quella terra e di quella civiltà. Catania e s. Agata sono legate da vita gemellare; l’una non sta senza l’altra, l‘una non vive senza l’altra. Catania ha bisogno di s. Agata, della sua memoria, della celebrazione del suo martirio, ha bisogno di riconoscersi in questa sua figlia.
S. Agata ha bisogno di Catania per continuare a trasmettere il suo affetto, il suo messaggio, la sua fede, il suo coraggio, il suo amore a Cristo, la sua protezione a questa città che le appartiene e a cui è legata da vincolo indistruttibile.
Catania ha bisogno di s. Agata per ritrovare quel supplemento di fede e di ideali che solo i Santi sanno trasmettere; s. Agata ha bisogno di Catania perché una parte del suo cielo è qui, tra l’Etna e il mare.