Argenteria, oreficeria e oggetit sacri - Urbanistica e archivistica libraria

Chiesa San Placido

 

La mostra dei preziosi e oggetti sacri è curata da Maurizio Vitella (Docente di Storia dell’Arte Moderna presso l’Università di Palermo e presso l’Università Kore di Enna) con la collaborazione di Carmelo Signorello (Direttore Ufficio Diocesano Beni Culturali di Catania).

Calici, fibbie, candelieri, ostensori, parati, pendenti e reliquari vengono esposti a testimonianza della devozione per la santa che culmina con il grandioso Fercolo o «vara» custodito presso la Casa del Fercolo a Catania utilizzato per trasportare le reliquie di Sant’Agata durante i festeggiamenti di febbraio.

Tra i preziosi materiali esposti spiccano il braccio reliquiario di Sant’Agata del tesoro della Cattedrale di Palermo (appartenente alla categoria dei reliquiari antropomorfi, modellati cioè secondo la forma dell’arto contenuto), che è tra le più interessanti testimonianze d’oreficeria sacra realizzate in Sicilia in onore della martire; il Parato di Sant'Agata del Museo di Arte Sacra San Nicolò a Militello in Val di Catania, esempio di intera cappella, così come venivano chiamati i completi di vesti liturgiche negli antichi inventari, composto da piviale, pianeta, tonacelle, stole e manipoli, e infine un paliotto realizzato in rame dorato e corallo raffigurante il Trionfo con martirio di Sant’Agata proveniente dal Museo Regionale di Messina, straordinario manufatto più simile ad un trionfo a destinazione profana che ad una composizione di carattere sacro.

La sezione dedicata all’urbanistica è curata da Giuseppe Pagnano (Docente di Disegno dell’Architettura presso l’Università di Catania) e presenta antiche piante e stampe di Catania suddivise in tre nuclei relativi alla cronologia della città in rapporto a Sant’Agata: Catania sino alla metà del III secolo d.C., Catania fino al terremoto del 1693 e Catania dal 1693 ad oggi.

La sezione archivistica libraria è curata da Carmelo Crimi (Università degli Studi di Catania), Paolo Militello (Università degli Studi di Catania) e Gaetano Zito (Arcivescovado di Catania) ed è organizzata in due parti:

la prima è dedicata al rapporto fra Catania e la Santa, un rapporto volto non solo a rafforzare il processo di formazione dell’identità urbana ma anche a scongiurare – attraverso il miracoloso velo della martire - la minaccia dei “fuochi” dell’Etna; la seconda è dedicata alla ricostruzione storica della festa attraverso documenti d’archivio, descrizioni e iconografie in grado di rendere sia lo sguardo “interno” (della città e dei suoi cittadini) sia lo sguardo “esterno” (ad esempio dei viaggiatori del Grand Tour) sull’evento.